Concerto di Pasqua – Melizzano, 19 aprile 2026

Meditazioni a cura di don Tony Drazza

 

Breve meditazione

Il momento di questa sera potrebbe sembrare a qualche cuore disattento fuori luogo. Fuori luogo potranno sembrare i brani che ascolteremo. Fuori luogo potranno sembrare le parole, i gesti, le musiche, le voci in questa chiesa. Fuori luogo potrà sembrare la solennità, la cura e la preparazione che tutti hanno messo in campo per questo concerto.

A chi ha il cuore disattento, tutto questa sera potrà sembrare fuori luogo e potrebbe dire: con tutto quello che succede fuori, con tutte le tragedie che invadono le nostre home, con tutto quello che raccontano i giornali e i cronisti, questi che fanno? Questi cantano e suonano.

Sì, questi, questa sera cantano e suonano e lo fanno non per piacere a loro stessi ma per cercare di tenere in piedi noi; lo fanno per tenere sveglio il cuore dell’uomo e soprattutto per attento, capace di accogliere le cose che altrimenti non riuscirebbe a tenere.

Questi, questa sera cantano e suonano perché ognuno di noi possa aprire la sua vita a una qualche bellezza, a mettersi a disposizione del divino, a essere disposti a camminare un poco insieme con gli altri.

Questi, questa sera cantano e suonano per noi e non solo per loro; cantano e suonano perché hanno capito che tutto quello che si può fare nella vita: è imparare a condividere il pane e il tempo, le gioie e le paure, la bellezza e il timore.

 

Breve meditazione

Cantano e suonano non per loro. Cantano e suonano per noi, per dare una scossa alla nostra vita, per rimetterci in cammino, per farci sperimentare la bellezza di orizzonti nuovi, forse inaspettati, forse nemmeno lontanamente sognati. Ecco, la risurrezione è questa grande capacità di aprirsi all’inaspettato, a quello che non poteva essere atteso o programmato. Non si può programmare tanta vita, bisogna soltanto essere capaci di accoglierla e farci travolgere. Tutti abbiamo bisogno di una vita che sia travolta e rivolta verso qualcosa che possa produrre il bene.

Cantano e suonano perché il nostro cuore possa aprirsi, possa diventare casa per qualcuno, possa essere porto sicuro per qualcun altro. Cantano e suonano per moltiplicare la bellezza e la gioia e lo fanno per tutti noi stasera.

 

Breve meditazione

Spesso i brani che ascoltiamo sembra che vogliano illuderci. Ci viene chiesto di cantare il Gloria o quantomeno di accompagnare il canto: Gloria in excelsis Deo. Et in terra pax hominibus bonae voluntatis. Laudamus Te, benedicimus Te, adoramus Te, glorificamus Te.

Ci viene chiesto di cantare, anche con solennità, e tra poco lo ascolteremo “pace in terra agli uomini di buona volontà”.  Pace in terra e non solo in cielo. A noi interessa la pace sulla terra che è ogni giorno minacciata e aggredita; ci interessa la pace in terra perché è dono del Risorto al cuore di ogni uomo. Non ci sono altri modi di vedere il mondo. Pace in terra agli uomini, alle donne, a coloro che amano e che si impegnano fino in fondo per la pace. Solo con questo spirito possiamo cantare: Gloria in excelsis Deo. Et in terra pax hominibus bonae voluntatis.

 

Breve meditazione

Abbiamo bisogno di ricordare alcune parole. Tutti noi per vivere hanno bisogno di ricordare parole, immagini, avvenimenti perché poi servono per aggrapparsi nei momenti di difficoltà. Uno dei brani che sentiremo ci aiuterà ancora meglio ad ancorarci ma quasi lo anticipo con le parole di San Giovanni Paolo II nel 1979 nel primo giorno del suo Pontificato:

Fratelli e Sorelle! Non abbiate paura di accogliere Cristo e di accettare la sua potestà!

Aiutate il Papa e tutti quanti vogliono servire Cristo e, con la potestà di Cristo, servire l’uomo e l’umanità intera!

Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!

Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa “cosa è dentro l’uomo”. Solo lui lo sa!

Oggi così spesso l’uomo non sa cosa si porta dentro, nel profondo del suo animo, del suo cuore. Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra. È invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione. Permettete, quindi – vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo. Solo lui ha parole di vita, sì! di vita eterna.

 

Breve meditazione

Come sempre occorre portarsi qualcosa a casa. Credo che ogni esperienza lasci sempre qualche traccia nella vita di tutti. Occorre portarci qualcosa a casa da ogni esperienza bella e forse anche meno bella. Anche stasera: tra tutto quello che avete visto, ascoltato; tra tutte le emozioni che avete vissuto, cosa vi portate a casa per poter restare in piedi durante il cammino della nostra vita?

Sappiamo bene che non basta un concerto, bellissimo, per disegnare nuovi cieli e aprire nuove strade; sappiamo, purtroppo, che non basteranno i canti fatti bene e gli strumenti suonati con maestria a cambiare le sorti del mondo. Tutto questo lo sappiamo bene.

Ma portare qualcosa a casa dopo una serata come questa significa prendere il necessario perché tutto quello che stiamo vivendo non “imbruttisca” la nostra vita, non ci renda incapaci di sognare che la pace può tornare nel nostro mondo e nella nostra vita.

Tra qualche giorno (il 21 aprile) sarà il primo anniversario della morte di papa Francescco. Con voi stasera vorrei ricordarlo con un pezzettino dell’ultimo messaggio Urbi et ordi a Pasqua dell’anno scorso: “Cristo è risorto! In questo annuncio è racchiuso tutto il senso della nostra esistenza, che non è fatta per la morte ma per la vita. La Pasqua è la festa della vita! Dio ci ha creati per la vita e vuole che l’umanità risorga! Ai suoi occhi ogni vita è preziosa! Quella del bambino nel grembo di sua madre, come quella dell’anziano o del malato, considerati in un numero crescente di Paesi come persone da scartare.

Quanta volontà di morte vediamo ogni giorno nei tanti conflitti che interessano diverse parti del mondo! Quanta violenza vediamo spesso anche nelle famiglie, nei confronti delle donne o dei bambini! Quanto disprezzo si nutre a volte verso i più deboli, gli emarginati, i migranti!

In questo giorno, vorrei che tornassimo a sperare e ad avere fiducia negli altri, anche in chi non ci è vicino o proviene da terre lontane con usi, modi di vivere, idee, costumi diversi da quelli a noi più familiari, poiché siamo tutti figli di Dio!