Concerto “IL NOSTRO FRANCESCO”, Sant’Agata de’Goti, 24 ottobre 2026.
Meditazioni a cura di Pietro Festa.
1. Meditazione
«Sorelle e fratelli miei… pace e bene a ciascuno di voi.
Se per un istante chiudo gli occhi, mi sembra di essere ancora là… sulle alture dirupate del monte della Verna. Posso ancora sentire il freddo pungente della pietra che mi entrava nelle ossa, il silenzio immobile e quasi spaventoso di quelle alture. C’era stato un tempo, in quella mia vita ritirata, in cui la mia carne e la mia anima bruciavano di un desiderio insopportabile: un bisogno straziante, quasi un tormento, di toccare con mano il mistero insondabile di Dio, di capire chi Egli fosse veramente per me.
In quella solitudine abissale, dove le notti non finivano mai e il vento sembrava sussurrare le mie angosce, mi sentivo spogliato di ogni certezza. Lontano da tutto e da tutti, dal frastuono delle città e dalle illusioni del mondo, la solitudine non si è trasformata in vuoto, ma in un abbraccio ardente, in un colloquio continuo con l’Invisible. Con il cuore che mi batteva nel petto fino a farmi male, mi sono prostrato con la faccia sulla terra e, tra i tremori più profondi del mio spirito, ho gridato verso il cielo: “Chi sei tu, o dolcissimo Iddio mio? E chi sono io, povera creatura, piccolo verme della terra?”
E in quel silenzio, l’Altissimo non mi ha risposto con parole d’uomo o con argomenti d’intelletto… mi ha inondato della Sua stessa presenza. Una risposta fatta di pura grazia. In quel momento ho compreso che Egli è tutto ciò che la nostra anima brama senza saperlo: Egli è il bene, l’unico vero bene; Egli è la mitezza che placa ogni tempesta; è la nostra pazienza nei giorni della prova; è la nostra speranza quando tutto intorno a noi sembra crollare; è la bellezza pura che ci salva e la gioia che asciuga ogni singola lacrima.
Con le mani che mi tremavano per l’emozione e con la vista offuscata, ho preso una pergamena e un pezzo di carbone… e ho iniziato a tracciare quelle parole. Non stavo scrivendo un testo, stavo lasciando che fosse il mio cuore a sanguinare d’amore: Tu sei il Santo, Tu sei l’Amore, Tu sei la nostra vita eterna.
Vi prego, ora… fermate il tempo. Spegnete ogni pensiero della giornata, entrate con me in quel raccoglimento profondo della notte della Verna e lasciate che questo canto diventi la preghiera di ciascuno di voi.»
- Meditazione
«Carissimi fratelli e sorelle amatissime…
Guardando indietro lungo la strada percorsa, vedo i sentieri polverosi dell’Umbria, le rocce spigolose, le vie che mi hanno visto camminare a piedi scalzi. E vedo quante volte mi sono fermato, sopraffatto dall’emozione, prostrandomi a terra per bagnare la polvere con le mie lacrime. Oh, le mie lacrime… Chi mi vedeva passare pensava fossi un uomo sopraffatto dalla tristezza. Ma io vi dico con tutta l’anima che il mio pianto non è mai stato di disperazione o di sconforto! Erano lacrime di compassione infinita mentre contemplavo il mio Signore appeso al legno della Croce; erano lacrime di penitenza e di purificazione per il mio cuore fragile e peccatore.
Ma in mezzo a quel pianto, in mezzo al vento che soffiava e sembrava disperdere i miei passi, io non mi sono mai sentito abbandonato. C’era sempre una presenza, uno sguardo di madre ad attendermi e a custodirmi.
Fin da quando ero un bambino piccolo e ascoltavo nella nostra casa la voce di mia madre, che mi raccontava le storie del Vangelo e mi insegnava le prime preghiere, ho imparato ad amare la Vergine Santa con la semplicità, la fiducia e il timore reverenziale di un figlio. Per me, Maria non è mai stata una figura lontana su un altare: è la Signora Santa, la Casa di Dio, la Tenda sacra, la Creatura avvolta e custodita dall’abbraccio infinito e senza misura del Padre.
Nel suo “Sì” pronunciato con umiltà davanti all’Angelo, quando si è proclamata ancella, il cielo ha toccato la terra. In quell’abbraccio è nata la salvezza dell’umanità intera; lì abbiamo ricevuto il Verbo incarnato, la consolazione vera e la letizia nuova che nessun dolore del mondo potrà mai strapparci dal petto.
Quante volte, insieme ai miei cari fratelli, camminando al tramonto lungo le siepi o nel raccoglimento benedetto della nostra amata Porziuncola, ci siamo fermati per elevare la voce e salutarla! Uniamoci anche stasera… Con la voce tremante di gratitudine, salutiamo la Signora Santa, la Regina del cielo che ci prende per mano e ci conduce alla luce del Suo Figlio.»
- Meditazione
«Fratelli miei, sorelle mie… lasciate che vi apra il mio cuore su un tempo della mia vita che è stato di un’oscurità e di una prova indicibili.
Ripenso a quel momento cruciale sul monte della Verna, quando in una visione d’estasi e di terrore apparve un Serafino alato e crocifisso. L’Amore mi trafisse a tal punto che volle imprimere nel mio povero corpo di carne le piaghe stesse della Passione di Cristo. Portare addosso, nelle mani, nei piedi e nel costato, quei segni è stato un dono d’amore immenso, ma anche un mistero di sofferenza fisica straziante.
E come se non bastasse, venne poi la grave malattia ai miei occhi… Ricordo i mesi trascorsi a San Damiano, custodito e accudito con una tenerezza inaudita da sorella Chiara e dalle sue sorelle. La piaga ai miei occhi era divenuta così dolorosa che non potevo più sopportare la luce del sole, e neppure il fuoco della sera mi dava tregua. Per me, il mondo era diventato buio pesto. Ero immerso nella cecità, nella malattia, ricoverato in una piccola capanna di canne, in preda a una solitudine e a una fatica che sembravano schiacciarmi.
Ma è proprio lì… è proprio nel fondo di quel buio, dove qualunque uomo avrebbe gridato alla disperazione, che il Signore ha fatto accadere il miracolo più grande. Dio ha acceso nel mio petto una luce che non si spegne più! Quando gli occhi del mio corpo non potevano più vedere le meraviglie del mondo, gli occhi del mio spirito si sono spalancati. Ho capito che non ero solo, che la creazione intera soffriva e cantava insieme a me!
Ho sentito il calore di Frate Sole, che nonostante la mia cecità continuava a scaldarmi la pelle; ho sentito Sora Acqua, così umile e preziosa, dissetare le mie labbra secche; ho sentito la Madre Terra nutrirmi, sorreggerci e regalarci i suoi fiori colorati. Non erano più semplici elementi della natura: erano i miei fratelli, le mie sorelle! E in quello stesso canto ho voluto inserire la parola del perdono che riconcilia gli uomini in guerra e la dolcezza di Sora nostra Morte corporale, la porta che ci spalanca l’Eternità.
Niente è nostro, tutto è dono gratuito di un Dio che ci ama! Cantiamo insieme questo inno, con la gioia incrollabile di chi sa che l’Amore ha vinto per sempre ogni nostra tenebra!»
- Meditazione
«Ascoltatemi con attenzione, amici miei…
Quante volte nel corso della mia vita ho sentito gli uomini parlare della speranza come se fosse soltanto una fragile illusione, un ingenuo ottimismo per far finta che il male non esista. Ma io sono qui per dirvi, con tutto il fiato che ho in corpo e con tutta la certezza della mia fede, che la speranza non è un pio desiderio! La speranza è una roccia incrollabile, è la certezza radicale che Dio c’è, che Dio è buono e che la Sua bontà cammina accanto a noi anche nei momenti più bui e dolorosi della nostra esistenza.
Quando il mio corpo cedeva, quando la stanchezza mi schiacciava e le difficoltà del cammino sembravano avere la meglio, bastava che alzassi lo sguardo verso il cielo per ritrovare il respiro. Guardate il mondo che vi circonda! Questa natura stupenda non è un insieme di cose da possedere, da dominare o da sfigurare con l’avidità delle nostre mani. La natura è una compagna di strada fedele e silenziosa, un sacramento continuo che ci parla dell’Altissimo, origine e fine di ogni bene.
Com’è dolce… com’è infinitamente dolce sentire nascere nel proprio cuore un amore umile e nuovo! Capire, forse per la prima volta, che non siamo soli in questo universo, che non siamo vagabondi senza meta, ma che facciamo parte di un’immensa e meravigliosa famiglia voluta dall’Amore di Dio.
Ogni piccola cosa quotidiana, il raggio di sole che vi scalda il viso, la luce della luna che rischiara la notte, il soffio del vento, sono carezze che il Padre ci manda per dirci: “Io sono con voi”. Lasciate che la vostra anima ritrovi oggi la sua pace e il suo respiro… Uniamoci al canto delle creature e, con il cuore colmo di meraviglia, diciamo grazie al Signore per il dono della vita!»
- Meditazione
«Sorelle e fratelli carissimi… siamo giunti al termine di questo cammino, al luogo santo dove tutto, per me, ebbe davvero inizio.
Se torno con la memoria agli anni della mia prima giovinezza, vedo un giovane Francesco che stento quasi a riconoscere: ero pieno di boria, vestito di abiti preziosi, cieco di vanità e affamato di glorie umane. Eppure, sotto quelle vesti eleganti, la mia anima era morsa da un’inquietudine terribile, da un buio che nessuna festa e nessuna ricchezza riuscivano a colmare. Ho dovuto spogliarmi di tutto, ho dovuto abbandonare la casa di mio padre, i privilegi, le false amicizie, per scendere tra i lebbrosi e nascondermi nel silenzio degli eremi. Camminavo a tentoni nelle tenebre del mio cuore, senza sapere chi fossi né cosa Dio volesse da me.
In quel tempo di totale smarrimento, un giorno mi spinsi dentro la chiesetta rovinata, fredda e abbandonata di San Damiano. Mi inginocchiai sulle pietre umide, nell’oscurità di quel luogo, e alzai lentamente lo sguardo verso l’icona del Crocifisso.
Quegli occhi grandi e dipinti mi fissarono… e nel silenzio più assoluto che io abbia mai provato, la Sua voce trafitse il mio petto come una lama di luce: “Francesco, va’ e ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina”.
In quel preciso istante, le tenebre del mio cuore si sono squarciate per sempre. Una luce dolcissima, una chiarezza che non acceca ma avvolge ogni cosa d’amore, mi ha trasformato la vita. Tra le lacrime, con le mani giunte che tremavano e la voce soffocata dall’emozione, ho pronunciato la mia prima vera preghiera a Dio, supplicandolo di guidare ogni mio singolo passo.
Vi chiedo ora di chiudere gli occhi e di pregare insieme a me con la stessa trepidazione, chiedendo al Signore la luce per le tenebre delle nostre vite:
“Alto e glorioso Dio… illumina le tenebre del cuore mio. Dammi una fede retta, una speranza certa, una carità perfetta e un’umiltà profonda, perché io possa conoscere il tuo volere e compiere sempre, con vera e santa gioia, la tua volontà”.»

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